E dopo l’intermezzo sentimentale per i tre anni con il nostro Whippone Rodomonte, rieccomi qua con una nuova strip di “Cronache di un’imperfetta cronica”, come al solito tratta dalla nostra incasinata vita familiare!

E’ un diario a fumetti, quindi quello che disegno proviene dalle mie esperienze, oppure da una situazione, una riflessione o un pensiero, che comunque ho vissuto o provato. Tuttavia, come ho già spiegato (e com’è intuibile) a volte, soprattutto nelle vignette più ironiche, per rinforzare il concetto originale mi capita di esagerare certe reazioni, riassumere o addirittura eliminare il superfluo, modificare leggermente i fatti.

Questa strip, al contrario, è una vera e propria una cronaca: non ho dovuto esagerare o riassumere o modificare nulla, ho semplicemente riportato, con disegni e battute, quello che mi è successo una mattina della scorsa settimana, aggiungendo soltanto i commenti di Rodomonte, immancabili in una situazione come quella descritta.

Mi ripeto ancora una volta: apprezzando le persone sincere cerco, nei limiti del possibile, di essere sincera con gli altri e, soprattutto, di essere una mamma sincera: non vorrei mai che mio figlio, in futuro, mi rinfacciasse di avergli mentito o nascosto qualcosa di importante. Forse sbaglio, non lo so, nessuno ti insegna come si fa ad essere un genitore, e lungi da me il pensiero di pormi come madre esemplare: tuttavia credo di conoscere Tommy, che è sempre stato un bambino estremamente curioso, difficile da convincere con spiegazioni vaghe o, peggio, con la solita frase “Lo capirai/Te lo spiegherò quando sarai grande”. A volte è difficile far capire certe questioni a un bambino ma, a mio favore, oltre alla suddetta curiosità, ho la sua estrema perspicacia, e non abbiamo quasi mai avuto problemi; anzi, talvolta mi supera, tanto che, come nel titolo, mi chiedo: Chi è più avanti?

Poi lasciamo stare le questioni puramente pratiche per le quali, vuoi per pigrizia, vuoi per menefreghismo cosciente, vuoi perché proprio non gli interessano, non è assolutamente portato: curare l’igiene personale e lavarsi i denti in modo corretto; fare la doccia senza lasciare un lago nel bagno e, in generale, lasciare il bagno nelle condizioni in cui si trovava prima di utilizzarlo; vestirsi cercando di non andare in giro con la canottiera fuori dai calzoni e le scarpe slacciate (“Tanto si rislacciano subito!”, sbuffa, con un’alzata di spalle); aiutare un poco nei lavori di casa. In questo, non mi sembra di chiedergli molto: tenere in ordine i suoi giocattoli e la sua cameretta, nonché farmi piccoli favori occasionali mentre io sono impegnata a fare altro, tipo apparecchiare, o portarmi la scopa o il rastrello. Il problema è che non so se, come si dice, ci sia o ci faccia – per me, tutte e due – ma la sua usuale risposta è che non sa dove siano le cose, sicché il più delle volte decido di arrangiarmi piuttosto che spiegargli per l’ennesima volta dove si trovi la tovaglia, dove le posate, dove la scopa, eccetera, che faccio prima. E il lato comico (perché meglio riderci su che piangere o sgridarlo ogni volta, no?) è che non si ricorda mai, proprio mai: nemmeno dove si trova la bottiglia dell’acqua, alla quale peraltro si attacca (brutto vizio, che ho anch’io: Daniele s’incavola come una iena quando ci becca, e io devo umilmente tacere, visto che l’ovvia risposta di Tommaso è: “Ma lo fa anche la mamma!”) ogni qual volta torna a casa assetato.

Io, alla sua età, aiutavo molto di più in casa. Vero è che erano altri tempi, l’eccezione erano i miei compagni che non aiutavano – come ora, per fortuna, stanno diventando, sebbene troppo lentamente, un’eccezione i mariti/compagni che non aiutano nelle faccende domestiche e nella gestione dei figli. In ogni caso, da quando mi sono sposata con Daniele e viviamo da soli, le questioni pratiche, come la gestione dei risparmi, il ricordarsi quando scadono le bollette e le assicurazioni, il pagamento della rata della scuola, l’organizzazione dei viaggi, eccetera… devo ammetterlo, sono tutte roba sua – io, in compenso, ne ho altrettante, che sono esclusivamente roba mia, come cucinare, pulire i bagni, pulire vetri, specchi e fornelli (lui li pulisce, ma a me vengono lucidi-come-nuovi-sebbene-abbiano-più-di-vent’anni), scrivere lettere o bigliettini e fare tutti i lavori di rifinitura come stuccare, pulire le fughe, ritoccare i termosifoni scrostati, eccetera (chiaro che se uno dei due è impossibilitato, tocca all’altro sorbirsi le sue incombenze, ma il risultato non è certo lo stesso). Stordita come sono per le cose che a lui riescono meglio, anche segnandole sul calendario rischierei di dimenticarne la metà e, per quanto riguarda la gestione dei risparmi, che in parte lui si diverte a giocare in borsa, tanto varrebbe che io andassi in banca, mi facessi consegnare il cartaceo e li distribuissi per le vie di Lugo mentre torno a casa, tanto sono negata!

E ora, godetevi la vignetta, e sappiate che le prossime due saranno incentrate sulle inevitabili magagne che, a volte, mi derivano dall’essere una mamma sincera…

Cronache di un'imperfetta cronica

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