Ah, la mia carissima felpa oversize in pile leopardato: come potrei farne a meno? Purtroppo, dopo tre anni di incessante servizio nei mesi più freddi come vestaglia e giacca da casa (non è che da ottobre a marzo non la lavi: faccio partire la lavatrice al mattino prima di andare al lavoro, quando torno caccio tutto in asciugatrice e alla sera, dopo la doccia, me la ritrovo bella pulita e profumata e morbidosa, pronta per essere reindossata sopra al pigiama), inizia ormai a mostrare segni di usura, nonché qualche foro qua e là, tutti dovuti ad incidenti in cucina – il pile arrostisce che è una meraviglia. Così, quest’anno ne ho acquistata un’altra simile, col fondo leggermente più scuro e le rifiniture nere, cioè quella che ho disegnato in questa strip.

Strip che, lo ammetto, mi ha preso parecchio tempo. Per il solito motivo che il tempo, a casa mia, è sempre scarso (soprattutto in questo periodo pieno di allenamenti, ché Tommaso dopodomani parteciperà al primo Torneo di Kung-Fu della sua vita, della sua squadra e della sua Scuola, che il giovanissimo e tostissimo Maestro ha deciso di battezzare Drago Volante), e non sono riuscita a lavorarci che al massimo un quarto d’ora alla volta. Ormai lo so che va così, e so anche che dovrei abituarmi a disegnare in questo modo, ma ancora non ci sono riuscita.

E comunque.

Come molte donne, adoro il cioccolato (il massimo per me è il fondente extra al peperoncino, altra mia passione, ma se sono in astinenza e non ce l’ho in casa mi va bene qualsiasi cosa, anche una barretta Kinder) e, come molte donne, quando ho il ciclo ne ho un assoluto bisogno – okay, la Nutella non è proprio cioccolato, ma non stiamo a sottilizzare: una seppur minima percentuale di cacao, in mezzo a tutto il resto, c’è, e questo a noi donne è sufficiente. Tuttavia, non sono così sadica da mettermi sul divano e mangiarlo di fronte a Roddy – e, se è per questo, nemmeno davanti a Tommaso. Quando lo mangio, di solito dopo cena mentre Tommy si lava i denti, mi metto rigorosamente in piedi, in cucina, voltata verso la dispensa. Ma il naso di Rodomonte è quello di un cane: un cane che, fra l’altro, ha sviluppato a dismisura l’olfatto a causa dell’incidente che, all’età di sei mesi, l’ha reso semicieco all’occhio sinistro (quando cammina per strada, non ha il classico portamento altero dei levrieri, bensì quello muso-a-terra dei segugi, compresa la coda sventolante anziché raccolta con eleganza fra le zampe posteriori: una delle tante sue particolarità, che me lo fa amare ancora di più, come mi è sempre accaduto per ogni amico peloso). Sicché, l’odore gli arriva distintamente e, per quanto io possa far finta di nulla, so benissimo che mentre mangio lui è seduto dietro di me, con l’espressione che, quando si rende conto che si deve accontentare dei tre biscotti che gli ho dato prima della mia cioccolatata (perché sono gentile, eh!), da implorante diventa quella che gli ho disegnato. Non è colpa mia se il cioccolato è estremamente tossico per i cani!

Se non altro, la sua presenza supplicante e accusatoria mi fa sentire estremamente in colpa e, insieme al tempo già limitato di cui dispongo, poiché Tommy è rapidissimo a lavarsi i denti, mi aiuta a mangiarne una quantità ragionevole, evitandomi il senso di colpa che provavo anni fa per aver mangiato troppo cioccolato – peggiore, perché accompagnato da, ehm, una certa pesantezza di stomaco…

Cronache di un'imperfetta cronica

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