E’ da un po’ che non posto strip del mio diario a fumetti, ma la colpa non è mia: è sempre del tempo che mi manca!

In particolare, queste due tavole, articoletto accompagnatorio compreso, sono state, come si suol dire, un vero “parto” – anzi, a partorire ho impiegato meno tempo: per poco Tommaso non è nato nel corridoio dell’ospedale e, prima o poi, voglio raccontare anche di questo: sono ormai trascorsi nove anni da quella sera, e non voglio rischiare di dimenticarla.

Comunque, l’avere avuto un figlio mi ha fatto parecchio cambiare idea sull’estate. Prima di avere Tommaso adoravo questa stagione, con le sue giornate più lunghe e più calde e, pur lavorando, lo consideravo un periodo di vacanza: Daniele ha sempre lavorato più di me, in quanto è impiegato in una grande azienda che produce succhi e prodotti di lavorazione ortofrutticola la quale, com’è intuibile, in estate va a pieno ritmo.

Nel periodo estivo, soprattutto da quando mi hanno concesso un orario part-time, io mi trovo più sola in casa. Lo confesso: all’inizio del nostro matrimonio mi seccava alquanto, poi ho capito che non tutto il male viene per nuocere: ho più tempo per fare le faccende con calma, nonché per dedicarmi alle mie passioni, come coccolare i miei pelosi, leggere, fare sport, disegnare e scrivere…

Mi correggo: avevo più tempo. Con Tommy, le cose sono cambiate: da neonato me ne sono ovviamente occupata io, poi mia madre finché non ha frequentato la scuola materna, che comunque termina generalmente a fine luglio, ben più tardi delle elementari. In questi ultimi due anni, non potendo lasciarlo da solo al mattino, quando io sono al lavoro, abbiamo dovuto portarlo ad un Centro Ricreativo Estivo: ce ne sono diversi anche qui a Lugo, ma lui preferisce frequentare quello organizzato dalla società di ginnastica artistica e parkour, a Sant’Agata: che non è poi tanto lontana, ma è comunque più lontana della sua scuola.

Inoltre, devo affrontare i soliti maledetti sensi di colpa: volendo far fare vacanza anche a lui, cercando di non fargli subire i soliti dannati orari invernali e lasciare che dorma e si riposi un po’ al mattino e possa godersi un film tutto intero alla sera, o comunque fare un po’ più tardi, senza l’incubo della sveglia il giorno successivo (alle 6.45 se sono da sola perché Daniele deve andare a lavorare presto, e al massimo alle 7.00 se Daniele ha più tempo e mi può aiutare), sono costretta a ricorrere alla gentilezza di mia mamma per portarlo al suddetto C.R.E. Quest’anno, mia mamma può (lo scorso inverno mia sorella, con il suo compagno e Olimpia, si sono trasferiti da Bologna a Cotignola, nell’appartamento dove abitavamo coi nostri genitori quando eravamo piccole, che è situato nello stesso grande cortile della casa di nostra madre – in precedenza, dei nostri nonni paterni – e la “Nonna Anna” non deve più fare su e giù da Cotignola a Bologna e viceversa; inoltre, Olimpia è ancora alla scuola materna la quale, come ho già scritto, non termina che a fine luglio, e mia sorella, che va a lavorare più tardi, può comodamente portarla da sé) e mi sembra felice di potere, quindi perché non lasciarglielo fare (o almeno, questo mi dico per alleviare i sensi di colpa che provo nel farla venire appositamente da Cotignola)?

Anch’io, del resto, durante le vacanze estive andavo a letto tardissimo e dormivo quanto mi pareva: mia nonna materna Angelina, dopo la mia nascita, aveva scelto di andare in pensione appositamente per accudirmi… e per Daniele, a cui secca più di me dover chiedere aiuto a mia madre, e non perde occasione di farmelo ben pesare, era lo stesso, ché sua madre era casalinga, i nonni paterni, pensionati, abitavano nella stessa casa, e quelli materni poco distante. Quindi, perché non dare la possibilità anche a Tommaso di riposarsi durante le vacanze?

Ma non divaghiamo. Al pomeriggio, devo in ogni caso andare a prendere Tommy, aiutarlo a fare la doccia se non ha allenamento, controllargli i compiti o farglieli fare, eccetera, altrimenti fargli lavare almeno mani-faccia-piedi-e-denti e portarlo a Kung Fu (a parte in luglio, in cui i ragazzi si allenano solo due volte alla settimana, sotto sorveglianza di un genitore a turno, in quanto il Maestro è in Cina ad allenarsi, in giugno e agosto il corso agonistico procede regolarmente), nonché… beh, quando eravamo solo Daniele ed io, la spesa era sempre fatta e la cena sempre pronta. Se non avevo voglia di cucinare, me la cavavo proponendogli piatti freddi ed approntabili in mezz’ora al massimo, e la frutta e la verdura non la compravo che due-tre volte alla settimana: ne abbiamo sempre consumato quantità industriali ma, anche se era un po’ appassita, chissenefregava… la saltavo in padella, et voilà una deliziosa insalata calda, da accompagnare con un po’ di riso al vapore o una bistecca alla piastra.

Modestamente, ero una specialista nel mettere insieme una cena raffinatissima, nonché luculliana, con le poche cose che mi trovavo in dispensa, in frigo e in freezer. Ora, con Tommaso, ci tengo a proporre piatti diversi, nutrienti e stuzzicanti, con ingredienti sani e freschi, nonché ad avere in frigo frutta e verdura di giornata, o quasi. Poi, ogni tanto la scatoletta di tonno ci sta… ma è tutt’altro che la regola. Voglio insegnargli a mangiare correttamente e, per fortuna, ho trovato terreno fertile, come ho scritto anche in uno dei miei primi diari a fumetti: Tommy ha i propri gusti, come tutti, ma mangia un sacco di verdura ed ha bisogno della frutta per chiudere il pasto anziché del dolce, è poco attratto da quelle che io chiamo schifezze (avete capito tutti cosa intendo), apprezza allo stesso modo pesce, carne, pasta, cereali integrali, legumi, semi, ed è aperto alle novità e ai piatti insoliti.

Così, in estate mi ritrovo ancora più incasinata che in inverno: fare la spesa quasi ogni giorno prende tempo, senza considerare che devo svegliarmi ancora prima per portare fuori Rodomonte, che soffre terribilmente il caldo – una camminata al mattino presto tonifica, ha il suo fascino, e anch’io mi godo il fresco e il bel venticello che precedono l’afa giornaliera; ma a volte, quando sento la sveglia alle 5.00 – 5.15, anziché spegnerla la schianterei direttamente contro il muro.

E inoltre, sarà pure un luogo comune, ma è la verità: il riscaldamento globale non è una balla, l’Italia si sta trasformando in un paese tropicale, le stagioni sono cambiate, gli inverni non sono più così freddi, l’estate è cambiata, il caldo è cambiato. Un tempo lo amavo ma, negli ultimi anni, mi sta stroncando, dopo i 35°C mi snerva. Daniele sostiene che è perché sono invecchiata, e riconosco che la gravidanza ha contribuito a cambiare le mie percezioni fisiche, come alcuni dei miei gusti alimentari, ma ho sentito altre persone lamentarsi della stessa cosa: e secondo me non è tanto questione della temperatura, quanto  dell’umidità. Anche questo può essere un luogo comune poiché, qui in Emilia-Romagna, l’umidità è sempre stata una regola, ma è solo da qualche anno a questa parte che, nemmeno due minuti dopo avere fatto una doccia, ti ritrovi puntualmente appiccicosa e sudaticcia come prima di esserti lavata.

Un tempo non troppo lontano, mi sembrava che l’estate non bastasse mai: ora, anche due mesi di effettivo caldo mi sembrano già troppi. Ma in fondo, lo riconosco, sono soltanto due mesi su dodici, a meno che non si tratti di annate particolari, come il 2003 e il 2015, e passeranno, come sono ugualmente passate le torride e intermibabili estati del 2003 e del 2015 sebbene, quando ci si sta dentro, si vedano i sorci verdi. E allora vi lascio a queste due vignette, ispirate dall’afa di queste settimane, e realizzate a spizzichi, cinque minuti qui, dieci là, un quarto d’ora quando mi andava grassa, venti-trenta minuti una volta su dieci che mi sedevo alla scrivania… ma, sempre e comunque, con il ventilatore a palla – e, una volta caricate le tavole sul sito, con il mio pc al più fresco piano terra, o la sera in giardino.

Per finire, una precisazione: ovviamente, il fumettista che cito in questa storiella è il professional, sicché lui si paga da vivere in questo modo, mentre io sono l’amateur, che per mantenersi fa tutt’altro mestiere… ma, con tutto il rispetto, la professionista nel superare certi tipi di inibizioni, come quella tema del racconto, sono io!

Cronache di un'imperfetta cronica
Cronache di un'imperfetta cronica

(Ovviamente, avete capito che la saggezza dei 41 anni suonati era una battuta… o no?)

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