Prendendo spunto da una foto scattata alla gara di Udine, avevo voglia di cimentarmi in uno dei miei soliti schizzi veloci a matita; poi mi sono lasciata prendere la mano, l’ho inchiostrato a china… e come non aggiungere il colore, dal momento che ogni draghetto ha il proprio?
Ritratto a china e pastelli

Dalla foto all’illustrazione ho cambiato solo alcune posizioni delle mani dei ragazzi, e naturalmente, per ragioni di privacy, come al solito ho cartoonizzato le loro facce – sempre per lo stesso motivo, soprattutto poiché si tratta di bambini, non inserisco la foto originale proprio come, nei fumetti, non li chiamo mai con i loro nomi reali, preferendo usare i nomi di battaglia.

Per il Maestro, non ho avuto nessun problema di questo tipo: mentre i draghetti, soddisfatti dall’esito della gara, facevano gli sciocchi sul primo posto del podio, lui si copriva la faccia simulando un atteggiamento disperato!

In ogni caso, questa gara, di cui ho parlato nello scorso post, insieme a quella di Modena, a cui hanno partecipato domenica scorsa, sono servite ai ragazzi per capire che non è tanto importante la vittoria, o una medaglia, quanto la passione e l’impegno che si mettono durante gli allenamenti e durante l’esibizione che ne è il risultato.

Per la cronaca, infatti, a Modena gareggiavano tutti nella categoria appropriata e sono arrivati tutti a medaglia ma, forse a causa del cambio di orario, forse a causa della levataccia mattutina, forse a causa di questa primavera meteorologicamente capricciosa, forse per la vicinanza con la gara precedente, forse per il fatto che davano la vittoria per scontata – e forse per altre cause che non so – si sono esibiti in performances fiacche, quasi svogliate, assolutamente non paragonabili con quelle decise e grintose di Udine, tanto che, malgrado le vittorie, sono tornati a casa che più delusi non si poteva, mentre dall’esperienza di Udine, seppur senza podio né medaglie, erano usciti soddisfatti e gasatissimi.

Ed ecco imparata una bella lezione, che servirà loro non solo per lo sport, ma per la vita. Per la quale non c’è un manuale di istruzioni: bisogna cercare di imparare dall’esperienza. E a me, l’esperienza ha insegnato che poche volte si vince, ma tutte le volte s’impara.

Bella frase, potrei farci un pensierino per un prossimo tatuaggio (sento già le urla di Daniele: “Cos’hai fatto, DISGRAZIATAAA!!!”)…

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