Ho impiegato un po’ di tempo a realizzare queste quattro tavole, lo ammetto. Ma i casini vari di una donna normale te ne prendono un sacco, chi mi segue lo sa meglio di me, e ormai sto iniziando ad impararlo ed accettarlo pure io. E, per queste paginette, ho provato ad osare qualcosa di diverso: il corsivo per le didascalie. E’ un diario a fumetti, no? E un diario, rigorosamente scritto a mano, come lo si scrive? Non certo in stampato.

Per fortuna, il mio corsivo è abbastanza comprensibile. Ovvio che, come tutti, quando scrivo e disegno ho due tipi di tratti: quello intuitivo, libero, veloce, sciolto, impulsivo e nervoso di quando si prendono appunti, e quello analitico, controllato, preciso, attento e didascalico che si usa per scrivere e disegnare a modo. Se avessi scritto nel corsivo che utilizzo quando prendo appunti, credo che nessuno – a parte me – avrebbe capito un accidente!

Comunque, cercherò di farla breve, poiché queste sono quattro tavole dense, in cui ho utilizzato la prima gara di Kung Fu di Tommaso per parlare di qualcos’altro. Di come va la vita, dei nostri sogni e aspirazioni, che possono essere gli stessi di quando eravamo bambini o cambiare, e che possiamo scegliere di provare a realizzare o meno – a volte dipende da quanto, per dirla in modo banale, il gioco vale la candela: ci va di impegnarci tanto per un sogno che probabilmente, malgrado tutti i nostri sforzi, è quasi sicuramente irraggiungibile?

Io sono un’irrimediabile sognatrice. Senza sogni, non vivo. So che magari sono irrealizzabili, ma la vita, senza sogni, mi sembra un affannarsi senza senso. Sarò poco pragmatica, ma ormai ho imparato ad accettarmi come sono, e a cercare di realizzare i miei sogni, per quanto irraggiungibili siano. Almeno, alla fine, non avrò il rimpianto di non averci provato.

Tommaso ha la mia stessa zucconaggine, ma chissà se manterrà, come me, quelli che nella storiella che segue definisco “punti fermi”, o se crescendo ne troverà degli altri, e chissà cosa deciderà di fare della sua vita e dei suoi sogni – chissà se anche questi rimarranno gli stessi, o se cambieranno o si evolveranno. Io potrò solo accompagnarlo e, al massimo, consigliarlo, ma non potrò fare altro: la vita è la sua, lui è una persona diversa da me e, sebbene sia mio figlio, non è proprietà mia. Ovviamente, come madre gli auguro il meglio, ma come essere umano so benissimo che, nella vita, come tutti, avrà inevitabilmente le sue gioie e i suoi dolori, e che spesso, anzi quasi sempre, per quanto tu possa avere talento e passione per qualcosa, e per quanto tu ti possa impegnare per raggiungere in essa risultati sempre migliori, ci sarà sempre qualcuno, più talentuoso o più sveglio o più stacanovista o semplicemente più fortunato di te, che ti supererà. C’est la vie, non si può sempre essere il migliore: anche perché, soprattutto a livello psicologico, sai che fatica dev’essere?!?

Ah: “Leave out all the rest”, dei Linkin Park, è un brano che ho ascoltato molto nei giorni prima del parto di Tommaso, e mi ricorda moltissimo quel periodo e quell’incredibile notte. Come ogni volta in cui non so come intitolare le mie storielle, mi sono rivolta alle canzoni che amo e/o mi ricordano qualcosa, ed era inevitabile che scegliessi questa, anche perché, se ascoltate il testo, è parecchio significativo per una donna che sta per mettere al mondo un altro essere umano.

Infine, siccome queste tavole mi hanno presa un sacco (anche come tempistica), ho scattato alcune foto durante la lavorazione, e ho intenzione di farne un articoletto, dall’idea iniziale al caricamento finale sul web, giusto per dimostrare che… sì, io sarò lenta, ma per realizzare questo tipo di lavoro dall’inizio alla fine ci vuole davvero un sacco di tempo!

Cronache di un'imperfetta cronica
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