Questa strip è ambientata quando Tommaso era alla fine della prima elementare. Quindi, Micia Bea era ancora viva, Roddy un cucciolo di quattro mesi, ed io avevo i capelli più lunghi: per nascondere la cicatrice in testa che, citando lo stesso Tommy, dava fastidio agli occhi, dovuta allo svenimento al Penny Market di cui ho parlato in questo post, per ben due estati ho evitato il solito taglio a macchinetta.

Come avete visto, l’ho intitolata “Come (non) spiegare a un seienne”, è piuttosto ironica, e continua a parlare delle difficoltà di cercare di spiegare a un figlio le cose della vita, quali che siano, con sincerità e onestà, tentando di usare le parole più adatte ed accorgendosi, il più delle volte, che il figlio in questione comprende molto più di quanto tu creda.

Tuttavia, mentre l’inchiostravo, è avvenuto un nuovo, ennesimo attentato, questa volta alla Manchester Arena, a seguito di un concerto di Ariana Grande (chiedo venia, ma ho quasi 42 anni, i miei gusti musicali sono altri: so che è una stellina della Disney, mi sembra sia bionda ma non sono sicura, e non conosco uno che sia uno dei brani del suo repertorio): chiaramente, le più colpite sono state delle ragazzine, fra le quali una di soli otto anni, la stessa età di Tommaso.

Ora, io non disegno vignette satiriche e/o politiche: mi limito ad ironizzare sulla mia piccola vita, e a prendermi per i fondelli da sola. In caso contrario, invece di questa strip, avrei potuto disegnarne una intitolata “Come spiegare ai bambini perché succedono gli attentati”, o qualcosa del genere. Perché Tommaso, ovviamente, è al corrente di quello che succede nel mondo, vedendo il telegiornale insieme a noi ed, altrettanto ovviamente, pone le dovute domande.

Come si possono spiegare ai bambini certe cose?

Io, credo, con il cuore.

Certo, fidandoti del tuo istinto e del grado di maturità di tuo figlio; ma, soprattutto, con il cuore.

Ricordo che, all’età di Tommaso, eravamo in piena guerra fredda, ed io ero letteralmente terrorizzata dalla minaccia atomica di cui tanto si parlava, soprattutto dopo avere ascoltato i pochi racconti di mia nonna Angelina (e aver capito, dalla sua reticenza a parlarne, che si era trattato di un’esperienza decisamente poco piacevole) sulla seconda guerra mondiale, a causa della quale si era trovata sfollata, insieme alla sua famiglia. Non avevo tanto paura di morire sotto un attacco atomico – se muori, che problemi hai? –  quanto quella di ritrovarmi senza la mia famiglia o parte di essa, senza un tetto sulla testa, senza le mie comodità e le mie certezze da bambina degli anni ’80, senza cibo e senza risorse, in un mondo contaminato e ostile da romanzo o film di fanta-horror. Tuttavia, leggevo preoccupata i quotidiani, ascoltavo i telegiornali, ma tenevo per me le mie angosce: gli adulti mi sembravano solo lievemente turbati dal problema e temevo che, se avessi domandato loro rassicurazioni, mi avrebbero liquidata con un “Ma va’ là, quale guerra nucleare?!?”

A mia volta cresciuta, mi sono resa conto che non avevano tutti i torti: chi, se non un pazzo alla stregua del Greg Stillson de “La zona morta” di Stephen King, potrebbe innescare una guerra atomica?

Chi potrebbe decidere di premere il famigerato bottone, con le conseguenze che ne deriverebbero, ed aver voglia di finire la propria vita chiuso nel sottosuolo, seppur dotato di un bunker nel quale, grazie al proprio status e alle proprie ricchezze, potrebbe sopravvivere senza problemi fino alla morte, circondato dalla sua famiglia e dal suo entourage, in mezzo a tutti i lussi possibili?

Nessuno. Se non un pazzoide, appunto.

Quindi, non temo una catastrofe nucleare. Non più.

Però tutti questi attentati mi lasciano sgomenta: hanno iniziato ad avvenirne troppi, ed è davvero in atto una guerra mondiale, sebbene diversa da ogni altra combattuta in precedenza. E come molti, mi chiedo: cosa diamine passa nella testa di queste persone? Questo attentatore, in particolare, aveva ventidue anni, un ragazzo lui stesso, e ha preso di mira delle ragazze come lui, e anche più giovani.

Cos’ha pensato, prima di farsi esplodere?

Non credo che la risposta sia così facile.

Era semplicemente un pazzoide, alla stregua di chi scatena una guerra nucleare? In qualche caso, può darsi. Ma ultimamente, i pazzoidi di questo genere sembrano essere un po’ troppi, alla pari degli attentati che attuano.

Aveva subito il lavaggio del cervello, come si afferma succeda a queste persone? Davvero era stato indotto a credere che, con il suo gesto contro la cultura occidentale (nella quale, in ogni caso, come altri, aveva vissuto ed aveva assimilato), nonché contro la religione cattolica, avrebbe guadagnato il paradiso per sé e la sua famiglia?

Ed è davvero un gesto contro l’Occidente, o piuttosto qualcosa di più profondo? Di certo, non è un gesto religioso, come in molti sostengono. Non si tratta di guerra di religione, forse mi sbaglio, ma lo trovo soltanto uno sciocco pretesto per giustificare qualcosa che non ha giustificazione alcuna, tantomeno la religione.

Credo che una persona sana di mente, soddisfatta di se stessa, di ciò che ha, della propria vita, non senta il bisogno di lasciarsi fare il lavaggio del cervello proprio da nessuno. Posso capire se nasci e cresci in certi Paesi, in certi ambienti, dove fin da piccolo sei immerso nella miseria, senza alcuna speranza se non, come pare ti insegnino, quella di immolarti, ammazzando gli “infedeli”, guadagnando così il paradiso per te e per i tuoi cari.

Ma chi è cresciuto, o addirittura nato, in Occidente, e tutto sommato sembra avere una vita degna di questo nome, come fa ad essere talmente insoddisfatto da poter credere in qualcosa di talmente malato, talmente perverso, talmente folle, talmente crudele, che lo spinge ad ammazzarsi, portando con sé più vittime possibile, pur di dare uno scopo alla propria esistenza?

Eros e Thanatos sono i due opposti, e il genere umano è attratto da entrambi in ugual maniera. Ma se sei attratto dal secondo (e lo affermo da persona che soffre di crisi depressive e, nei periodi più bui della malattia, ha commesso qualche sciocchezza di troppo), sei tu che desideri morire, tenti di farlo e magari ci riesci: ma non uccidi altre persone, punto. Non riuscirò mai a capire una persona che, per chissà quale disturbata ragione, trova che per dare uno scopo alla propria vita sia necessario farsi esplodere in un luogo pieno di gente. Ammazzati tu, se vuoi morire. Cosa credi di conquistare ammazzando degli innocenti?

E a Tommaso, continuo a rispondere: Chi vuoi che faccia un attentato a Lugo?

So benissimo che non è detto: basta che il primo idiota si fiondi con un’Apecar in mezzo ai mercatini dei mercoledì d’estate in centro per fare un’ecatombe – e potrebbe trattarsi semplicemente di un pazzoide cristiano, o buddhista, o animista o scintoista o cos’altro, ma figurarsi se l’Isis (o comunque l’organizzazione di turno; ad oggi, abbiamo questa) non coglie l’occasione per rivendicare l’appartenenza dell’attentatore al proprio malsano credo.

E Tommaso, al pari di me, viaggerà, farà esperienze non solo fuori Lugo e fuori dalla Romagna, ma anche all’estero – ne ha già fatte, guai se così non fosse.

Ma può succedere di tutto, diamine se può succedere.

Tuttavia, sono convinta si debba cercare di vivere la propria vita meglio che si può, cercando di fare quello che ci rende felici, senza paura di crepare a causa di un fuori di testa che si fa esplodere. Se poi succede… amen. Meglio avere vissuto da vivi, che aver vissuto da morti per paura di qualcosa che potrebbe non succedere mai. Per dirla banalmente, alla fine siamo tutti destinati a morire e non sappiamo come e quando: almeno, cerchiamo di goderci il tempo che abbiamo.

E ora basta politica, basta discorsi seri, alleggeriamo il tutto con una vignetta… anche questa tratta dalla mia piccola vita realmente vissuta!

Cronache di un'imperfetta cronica

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