E dopo il “piccolo intermezzo floreale” della strip precedente, rieccomi a parlare di quanto sia brava ad inguaiarmi cercando di spiegare certe questioni a mio figlio Tommaso che, al contrario di qualcun altro, sembra apprezzare la mia sincerità e spesso mi stupisce per la sua arguzia.

Chi sia questo qualcun altro, immagino l’avrete già intuito: è mio marito, nonché padre di Tommaso, che invece sembra tenerci un sacco a mantenerlo un po’ ingenuo, come se temesse la sua (inevitabile) crescita, con le ovvie conseguenze. So già che quando leggerà questo post s’incavolerà di brutto per questa mia affermazione ma, d’altro canto, lui sa già perfettamente come la penso su questo argomento. Continua a decretare con sicurezza che mi sbaglio, che lui non teme per nulla la crescita di Tommaso: al contrario, al pari di me, mira ad insegnargli a essere autosufficiente e indipendente in modo che, da adulto, se la sappia cavare da solo anche senza di noi. In parte è vero: ma i nostri punti fermi sono totalmente opposti. Per esempio: Non ti lavi bene i denti? Okay, a parer mio, a nove anni è una tua scelta, soprattutto dal momento che è da quando hai due anni che abbiamo iniziato ad insegnarti a lavarteli, ed ogni santo giorno ti facciamo due scatole grosse così per ricordarti che, ebbenesì, dopo i pasti bisogna lavarseli, e bene; per esperienza diretta, sai benissimo che, non seguendo queste indicazioni, ti si carieranno e dovrai andare dal dentista a soffrire per farti togliere placca e tartaro, farti otturare quelli cariati e farti levare quelli da latte talmente distrutti che non vale la pena curarli; inoltre, dal momento che sei recidivo e tutto questo non ti serve a nulla, le spese dentistiche le preleviamo dal tuo conto in posta. Il parere di Daniele? Ogni volta che può, non si limita a controllargli i denti, bensì glieli lava, gli passa il filo interdentale, e… beh, non l’ha detto a Tommy, perché sa che io m’incazzerei come una iena, ma le spese dentistiche le paghiamo noi, altro che detrarle dal suo libretto postale.

Francamente, negli ultimi tempi l’igiene personale di Tommy è il motivo per il quale litighiamo non solo più spesso, ma al 99,9% dei casi. Dicono che i bambini imparino l’igiene personale da piccoli, istruiti dai genitori; poi, con l’adolescenza, facciano di tutto pur di non lavarsi e cambiarsi d’abito ed annessi e connessi; poi, come si suol dire, “diano il voltone”, e trascorrano 24 ore in bagno 7 giorni su 7, consumando litri e litri di acqua e bagnoschiuma e shampoo e gel e dentifricio e facendo lievitare a dismisura le spese domestiche. Guardate, io non vedo l’ora, tanto di bagni ne abbiamo tre, e significa che condividerà anche le spese di acqua e prodotti cosmetici – questa volta, davvero. Tommaso è anomalo anche in questo: fin da neonato, malgrado tutti i nostri accorgimenti, ha sempre odiato lavarsi, fare doccia e bagno, tagliarsi i capelli, le unghie, darsi creme e gel, eccetera. Devo ammetterlo: in parte, sono come lui. Odio incremarmi e sentirmi appiccicata, metto la crema proprio solo quando sento la pelle tirare (e, naturalmente, in caso di tatuaggi freschi), raramente metto il gel nei capelli e quasi non mi trucco – giusto un po’ di gel per le sopracciglia, kajal nella palpebra inferiore, e correttore, quando serve, per i brufoletti; l’unica mia debolezza è il profumo, che scelgo accuratamente a seconda di stagione e umore. Però, mi piace avere i capelli tagliati a dovere, mi depilo, mi taglio le unghie e le limo (e in estate, ogni tanto, metto pure un velo di smalto trasparente su quelle dei piedi), mi deodoro con l’allume di potassio e, soprattutto,  mi piace lavarmi quando sono sudata e/o sporca… e, spesso, faccio una doccia anche solo per darmi una rinfrescata, come al mattino. Sarò anche maschiaccia, ma mi piace sentirmi pulita, fresca e in ordine.

Ma non divaghiamo. Nel primo paragrafo dopo l’introduzione, ho scritto qualcosa sulle “ovvie conseguenze” della crescita; ma mi rendo conto che poi tanto ovvie non sono. Al contrario di me, che già da bambina non vedevo l’ora di andarmene da casa (m’immaginavo assolutamente single, disegnatrice in uno studio d’animazione, ad abitare in un appartamento piccolo ma confortevole, arredato in stile minimal e moderno, con uno o due gatti e un sacco di libri e vinili e musicassette – non erano ancora stati inventati i cd – ma poi ho conosciuto Daniele e ho cambiato idea; tuttavia, è vero che sono uscita di casa a vent’anni, abbastanza presto per gli standard di allora, e ancor più per quelli attuali), Tommaso si dichiara ultraconvinto di voler restare a vivere con noi, in questa casa, vita natural durante: assolutamente single e senza figli (come me, è impacciatissimo nel trattare con i bimbi piccoli, che addirittura considera una seccatura, e molto più a suo agio nell’interagire con gli animali), mantenendosi come disegnatore di robots e maestro di Kung Fu.

Chissà se troverà anche lui qualcuna (o qualcuno, fa lo stesso) che gli farà girare la testa, e…

Vedremo. Nella vita, cambiano tante cose, tante situazioni, tante circostanze, si cambiano tante idee… chi ha detto che la vita è quella cosa che accade mentre siamo occupati a fare altri progetti? Dopo la maturità, avevo accantonato il sogno di frequentare l’Accademia di Belle Arti e disegnare cartoni animati, le mie priorità erano quelle più prosaiche di trovare lavoro e andare via dalla casa di mia madre e, dal momento che c’era Daniele…

Poi, io avrei semplicemente convissuto, non avevo bisogno di sposarmi, ché sono convinta che se ami qualcuno, non hai bisogno di un documento dello Stato, tantomeno di uno della Chiesa per suggellare la tua unione con la persona amata; ma, dal momento che lui è credente, ho acconsentito al matrimonio. Forse c’è chi lo troverà ipocrita da parte mia, ma credo di averlo fatto felice, ed a me non è costato niente – a quel tempo ero ancora incerta, non ero convinta di credere, ma non ero nemmeno troppo convinta di non credere. Poi, negli anni, sono diventata del tutto agnostica… alla ricerca, come mi piace definirmi. Credo che ci sia Qualcuno, Qualcosa, un’Energia, un Dio, chiamatelo come vi pare, che siamo tutti connessi e che le cose non accadano per caso, e mi piace credere ad un ciclo di reincarnazione grazie al quale, nella vita successiva, hai la possibilità di approfondire e migliorare ciò che sei riuscito a capire ed ottenere in questa vita – ma, come sostiene Daniele, sicuramente non lo saprò mai con certezza e, forse, ha ragione. Tuttavia, le religioni non mi bastano. E allora, cerco. E se anche morissi cercando e non avendo trovato niente, come pensa Daniele? Chissene: nel frattempo, ho cercato, non sono stata ferma inerte a credere a delle teorie precostituite da qualcun altro, che vanno bene per lui e, forse, per un’altra caterva di persone, ma a me non sono sufficienti, mi stanno strette come un paio di pantaloni di Tommy. Perché non mi sbattezzo (brutto termine, ma è quello esatto), se non credo più nella religione Cattolica? Di nuovo, c’è chi potrà considerarmi ipocrita: ma è solo perché, così facendo, verrebbero ad annullarsi anche tutti gli altri sacramenti, matrimonio compreso. Che per me non conta niente, perché non sono rimasta con mio marito soltanto grazie – o a causa – di un vincolo ecclesiastico, bensì per amore; ma per lui, significa molto. E allora, resto come sono. Sono agnostica, non atea: non escludo niente a priori e chi mi dice, in fondo, che la religione Cattolica non sia nel giusto, almeno in qualcuno dei suoi dogmi?

Tuttavia, credo che se non avessi conosciuto uno come Daniele (che conosco dal 1990, al quale sono sposata dal 1996, che, come avrete capito, è il mio esatto contrario e con il quale, malgrado tanti ci vedano come la coppia perfetta, semmai può esistere qualcosa del genere, non facciamo altro che bisticciare) … mah, i due gatti di cui sopra mi sarebbero stati abbondantemente sufficienti. Forse avrei potuto avere qualche storia, ma niente d’impegnativo: sono troppo selettiva, troppo solitaria e misantropa, troppo stronza, e non credo che avrebbe funzionato a lungo con qualcun altro. Invece… è andata così. E ancora mi chiedo (e forse se lo chiede pure Daniele) come abbiamo fatto a stare insieme tutti questi anni, malgrado tutto, malgrado le nostre divergenze, le nostre idee opposte, i nostri diversi modi di vedere la vita… e soprattutto, malgrado la mia malattia, nonostante cui mi è sempre stato vicino, a volte compatendomi (cosa che odio), a volte incazzandosi a morte, a volte portandomi dal medico, a volte dandomi un calcio nel sedere ed incitandomi ad andare avanti – e, sì, a volte, per fortuna poche, anche chiamando un’ambulanza.

Credo che in pochi lo avrebbero fatto. E lo ringrazio, sebbene talvolta l’abbia mandato – sia mentalmente, sia a parole – a quel Paese (con la P maiuscola!).

Ma ora basta chiacchiere, che sto diventando un tantino troppo logorroica, e buona lettura a tutti!

Cronache di un'imperfetta cronica

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