Avrei voluto continuare con la seconda e ultima parte della storiella iniziata nello scorso post ma, nel frattempo, è successa una cosa che mi ha portata ad alcune riflessioni: ed eccole, nella vignetta che segue.
Cronache di un'imperfetta cronica

Ormai lo si sa, nei miei fumetti Rodomonte sono io: o, più precisamente, il mio alter ego saggio. Ora, mi rendo conto che forse non è molto da saggi cercare di togliersi la vita smettendo di alimentarsi, dopo essersi ritrovati con le gambe e soprattutto le braccia paralizzate a tempo indeterminato, tuttavia mi conosco a sufficienza per sapere che la mia prima reazione ad una diagnosi del genere sarebbe quella – e non venitemi a dire che la vita è sempre vita, perché se mi ritrovassi impossibilitata a fare le cose descritte sopra, e per di più costretta a dipendere da terzi per qualsiasi attività anche ordinaria (come lavarsi, mangiare, bere, senza considerare il dover fare tutto in un pannolone, per poi farmi cambiare e pulire da qualcun altro), so per certo che cadrei in depressione, e non ci sarebbe farmaco in grado di guarirmi.

No, la perla di saggezza è nel cercare di vivere ogni attimo come se fosse l’ultimo, perché davvero potrebbe esserlo; anzi, potrebbe essere ancora peggio, come trovarsi nel giro di pochi giorni, da pensionato gaudente, in salute, amante della buona tavola, dei viaggi e del ballo, nelle penose condizioni di cui sopra.

E lì c’è obiettivamente poco da godere, niente e nessuno può persuadermi del contrario. Non è una patologia mortale, ma i tempi per un recupero, forse solo parziale, sono estremamente lunghi, e mantenere la positività in una situazione del genere sarebbe per me una partita persa in partenza. Potrei accettare di trovarmi con le gambe paralizzate, anche per tutto il resto della vita: non dico che sia il massimo, ma ci si può servire di una sedia a rotelle e condurre una vita ugualmente dignitosa. Ma le braccia, diomio… sarò limitata, ma non riesco a concepire di non poter usare le mie braccia, le mie mani, che da sempre considero la parte più importante del mio corpo, insieme agli occhi. Certo, i miei disegni ed i miei scritti scaturiscono dalla testa, dal cuore e dalla pancia, ma senza la vista e le mani, in particolare senza quella destra, come potrei mai esternarli?

Quindi, malgrado le sfighe e le magagne quotidiane, malgrado la vita sempre più incasinata che in questo periodo mi lascia poco spazio per disegno e scrittura, malgrado la ditta in cui lavoro si trovi finanziariamente in pessime acque e ciò si ripercuota sull’atmosfera generale e sull’umore di titolari e dipendenti, malgrado Daniele preoccupato e nervoso ed esaurito, mi sto sforzando di mantenere il più possibile la positività.

Perché comunque, grazie al mio famoso Chissàchiocosa, ho la salute, sia fisica sia mentale, che mi permette di affrontare tutte le difficoltà, nonché di fare tutte le cose che devo fare e, quando si può, quelle che mi piace fare che, per fortuna, a volte coincidono pure.

Tuttavia, la sera, lasciatemi crollare sul divano, al calduccio del plaid ed al sicuro fra il mio Whippettone e il mio ragazzino in quanto, capitemi, alla fine di queste frenetiche giornate sono davvero stremata.

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