Questa volta, come faccio raramente, parto dalla strip. A dopo per i commenti!
Cronache di un'imperfetta cronica

Come avete visto, ho subito messo le mani avanti, pregandovi di lasciar perdere le ormai risapute assurdità di “Holly e Benji” – ma quale anime sportivo proveniente dal Giappone negli anni ’80 ne era privo?

Inoltre, ho scelto di chiamare i personaggi come nella versione italiana, perché se iniziavo a precisare il nome originale giapponese, non la finivamo più, e forse non ci si capiva nemmeno: chi sa che Bruce Harper si chiama, in realtà, Ryo Ishizaki; che il protagonista della serie, tale Oliver “Holly” Hutton, si chiama Tsubasa Oozora (e il titolo originale della serie è “Captain Tsubasa”: per fortuna nel doppiaggio hanno deciso di cambiare i nomi, inglesizzandoli, altrimenti nessuno si sarebbe filato quest’anime nemmeno di striscio!), e che il vero nome dell’imbattibile portiere Benjamin “Benji” Price (qui invece non si capisce perché l’abbiano inserito nel titolo, dal momento che, infortunatosi all’inizio dell’anime, se ne stava in poltrona per tutto il campionato, lasciando il posto a quell’altro più credibile brocco del portiere di riserva Alan Parker, per tornare a giocare solo nella finale) è Genzo Wakabayashi – da qui la scritta “W. Genzo” sul suo cappellino, che tutti, ai tempi, credevamo essere uno sponsor: Benji era talmente ricco da abitare in una mega reggia con una specie di tutore-allenatore, mentre i suoi genitori se ne stavano a lavorare in Europa (altra parentesi: ma quale genitore sano di mente lascerebbe in Giappone il figlio decenne in compagnia di un… okay, forse il tutore-allenatore era un uomo fidato, un amico di famiglia o che so io, ma a me, allora come adesso, sapeva di mooooolto brutto).

Comunque, che tempi! La prima volta che hanno trasmesso questo anime era l’estate del 1986, non ricordo se su Canale 5 o Italia 1, ma rammento benissimo che ero al mare in campeggio a Lido di Savio, era l’ora della merenda, dopo il primo bagno pomeridiano, e noi ragazzini ci ritrovavamo tutti al bar dello stabilimento balneare, pigiati davanti alla televisione, chi con la pizza al taglio appena sfornata, con la mozzarella ustionante che traboccava dal tovagliolo, chi con il gelato / ghiacciolo / granita, chi con un pacchetto di patatine super unte e ultra salate o di puzzolentissimi cornetti al formaggio, e non staccavamo gli occhi dal teleschermo per tutta la durata delle due puntate – anche qui, che ridere: sigla iniziale (cantata da un ragazzino che a fatica avrà avuto sei anni, che ti faceva rimpiangere Cristina d’Avena), puntata, sigla finale, pubblicità… e, di nuovo, si ricominciava con la sigla iniziale. Ma non potevano, ci chiedevamo, unire le due puntate inframmezzandole con la pubblicità, senza farci sorbire tutte quelle sigle?

Tuttavia, durante quei tempi morti ci divertivamo a commentare quel che succedeva durante le puntate, ironizzando su quanto poteva durare una partita, su quanto poteva essere lungo un campo da calcio, sulle interminabili pippe mentali che si facevano i personaggi mentre tiravano un calcio, o mentre il pallone volava verso la porta, e sulle altre comiche assurdità a cui avevamo appena assistito, le quali però non ci impedivano, come ho già scritto nella vignetta, di restare incollati allo schermo a sognare.

E alla fine delle puntate, il bar si svuotava e andavamo tutti fuori a giocare, che tanto gli altri cartoni animati erano repliche di serie già trasmesse in inverno.

Tornata a casa, ho “iniziato” a questa serie i miei amici cotignolesi che ancora non la conoscevano, ed ogni pomeriggio (forse ricordo male, ma è possibile che non fosse proprio ogni pomeriggio, ma solo quelli del martedì e del giovedì?) il rito si ripeteva.

Successivamente, “Holly e Benji” è stato ritrasmesso più volte, aggiungendo la seconda serie, dove i ragazzi, cresciuti, sono alle scuole medie, e la New Team ha la divisa con bande rosse invece di azzurre; tuttavia, riguardandolo, non ho più ritrovato la stessa magia di quell’estate. Oddio, forse magia è un termine un po’ grosso… ma, anche se è passato tanto tempo, ricordo benissimo che, quando si hanno dieci-dodici anni, tante cose che anche solo pochi anni dopo ti possono apparire insulse, ti sembrano magiche!

Lascia un commento