E’ domenica, e via con una nuova tavola!

Qui il mio amico non era esattamente un peloso, bensì un bellissimo esemplare di Betta Splendens blu, altrimenti chiamato pesce Combattente.

Non mi sono mai piaciuti troppo gli acquari: niente da obiettare sull’estetica, ma trovo che un pesce stia meglio nel suo ambiente naturale – come pure canarini e simili. Altrimenti, perché vivrebbero così poco? Quando ero piccola, mi è capitato talvolta di vincere un pesce rosso ad una fiera di paese, ma immancabilmente, entro qualche mese, se non qualche settimana, moriva. Ora, non mi sono mai troppo affezionata ai pesci, dai quali non si può pretendere l’interazione che si ha con un cane o un gatto, ma a Combattente mi ero abbastanza legata. Gli parlavo come ad un amico, l’ho curato il meglio possibile, ed ha vissuto per più di un anno; dopodiché Daniele ne ha comprato un altro, questa volta viola, il quale, accudito nello stesso modo, è vissuto un mese soltanto. Daniele, per evitare che io portassi a casa un gatto (il suo maggior timore era che gli artigli del felino potessero rovinare divani e mobili nuovi, il che si è avverato solo in parte: l’unica della Tribù che si sia mai divertita, e solo con il divano del salotto, è stata Minou, quando era cucciola), ci ha subito riprovato con due pesci rossi giapponesi, con risultato alquanto tragico: entro quindici giorni, ce li siamo ritrovati entrambi a pancia in su.

E così, nella Pasqua del 1998, abbiamo adottato la dolce Persiana Minou; ma questa è un’altra storia, e ne parlerò un’altra volta.

Cronache di un'imperfetta cronica - Restless heart syndrome

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