In questo post avevo parlato di canocchie metaforiche: nel post corrente, invece, per Cronache di un’imperfetta cronica, si parla di canocchie vere, le Squilla Mantis, altrimenti chiamate cannocchie, pannocchie, paccheri o cicale di mare!

Queste due tavole sono state un po’ travagliate, e hanno richiesto una lavorazione piuttosto lunga. No, non per la complessità, ma perché : 1) le ho interrotte per disegnare il trio Mazinga Z-Grande Mazinga-Goldrake che ho inserito nello scorso post; 2) è finita la scuola e Tommaso, quest’estate, oltre a frequentare il Centro Ricreativo Estivo della scuola Arti e Mestieri a Cotignola (quindi più lontano di quello di Parkour, a Sant’Agata, che quest’anno non ha potuto essere organizzato poiché un’altra società ha preso l’appalto del palazzetto dello sport), ha allenamento di Kung Fu ogni giorno, sicché più che una mamma mi sento spesso un’autista; 3) come al solito, Daniele in estate fa un sacco di straordinario al lavoro, e mi aiuta meno con la gestione della casa e di Tommy; 4) il 14 giugno sono andata al Firenze Rocks con Tommy, a sentire i Foo Fighters in un concerto epico, che se non entrerà nella storia del rock, perlomeno entrerà nella storia come uno dei migliori concerti di questa band (bello avere un figlio che condivide i tuoi gusti musicali e ti accompagna ai concerti, e utilissimo avere un marito che si presta a fare da autista per questi eventi, specialmente quando il giorno prima hai avuto un attacco di emicrania, anche questo destinato ad entrare nella storia come uno dei più tosti mai avuti, con due o tre scotomi in sequenza, braccio sinistro paralizzato, afasia, e naturalmente un mal di testa da non vederci: inutile dire che sono andata al concerto intontita di Brufen e sono rimasta in stato comatoso per i due giorni successivi, ma ne è valsa la pena. A Daniele di andare ai concerti non può fregare di meno, anzi, per lui è solo una noia ma, finché Tommy è felice di venire con me, non perdo certo l’occasione. I suoi primi dieci anni sono passati in un lampo, e ce ne vorranno sicuramente meno prima che preferisca andare con i suoi amici!);  5) last but not least, il martedì 12 mi è capitato un incidente domestico leggermente più grave dei soliti, e ho perso un sacco di tempo per le diverse medicazioni al reparto dermatologia dell’ospedale di Lugo – dove in effetti ho disegnato la seconda tavola: durante eventuali tempi d’attesa, mi è spesso capitato di disegnare delle tavole a matita o di scarabocchiare a penna sul mio moleskine ma, per l’inchiostrazione e l’eventuale colorazione di lavori definitivi, preferisco la comodità di casa mia.

Niente di troppo grave, comunque: alla visita di mercoledì, a sedici giorni dall’incidente, sono stata dichiarata meravigliosamente guarita, ed anche la dottoressa si è stupita di quanto in fretta la mia pelle si sia rigenerata.

In effetti, ho una buona pelle, che cicatrizza in fretta e non resta segnata a lungo dopo tagli e ustioni; tranne che nel viso, dove invece è ultrasensibile, e ho ancora tutti i segni della varicella (avuta a quattro anni!), nonché dei bubboni di cui ho ampiamente parlato.

Comunque: cosa mi è successo? Beh, la mano sinistra è la mia mano sfortunata: e per fortuna non sono mancina. Ho iniziato con la guaina sinoviale dei tendini del pollice, lesionata durante il parto, che ho trascurato per la bellezza di tredici mesi, lasciandola progredire fino ad arrivare ad una sindrome di De Quervain in piena regola; dopodiché, mi sono fatta operare, ma l’ortopedico mi aveva anticipato che in futuro probabilmente avrei sofferto di artrosi, cosa che puntualmente si è avverata (e il kettlebell, il cross fit e il sollevamento pesi non mi sono stati certo d’aiuto nel rallentare il processo, ma a quel tempo avevo bisogno di allenarmi, e la mia priorità era quella); poi il taglio di quest’inverno, di cui ho raccontato in questo post, che mi ha fatto perdere la sensibilità al polpastrello del pollice… ce n’è a sufficienza perché ogni tanto mi scivolino le cose, no?

E quel maledetto martedì sera, dopo una giornata in cui l’artrosi all’articolazione del pollice si era fatta particolarmente sentire, mi è scivolata la ciotola di zuppa bollente che avevo appena riscaldato nel microonde. Giuro, mi è andata giù la mano, e la ciotola è andata giù con lei, rovesciandosi e spargendo il suo contenuto sulla mano stessa, sul piano della cucina e sullo strofinaccio che usavo come presina per non scottarmi.

Per un secondo, sono rimasta allibita: possibile che fossi riuscita a combinare un tale casino?

Poi il dolore ha prevalso, e sono corsa in bagno a ficcare la mano sotto il rubinetto, mentre Daniele mi rimproverava per la mia solita pasticcionaggine.

Dopo un’oretta di immersione in una bacinella con acqua e cubetti di ghiaccio, era chiaro che non si trattava di una banale scottatura, ed era meglio che andassi al pronto soccorso.

La faccio breve: la diagnosi è stata di ustione di secondo grado profonda, mista ad alcuni punti di terzo grado, tre giorni a casa dal lavoro, e una serie di medicazioni al reparto dermatologia, da decidersi in base al decorso. Il dolore, nei giorni successivi all’incidente, non è stato nemmeno forte, ma ho dovuto portare il braccio al collo, pena un fastidio terribile alla mano, che mi batteva come una grancassa, e ovviamente non potevo bagnare il bendaggio, con tutte le scomodità che ne derivavano. Quando mi hanno dichiarata a posto, e mi hanno lasciata uscire dall’ambulatorio senza bende, mi sono sentita superfelice, ancor più di quando mi tolsero il gesso alla gamba destra: dopo quaranta giorni, riuscendo a poco a poco ad appoggiare sull’ingessatura, avevo imparato a camminare con una sola stampella e, per brevi distanze, addirittura senza, mentre improvvisamente, priva di ogni protezione e limitata nei movimenti dalla scarpa tallus, che m’impediva di appoggiare l’avampiede, mi ero sentita come nei primi giorni dopo lo schiacciamento, quando anche solo alzarmi dal letto mi costava fatica.

In ogni caso, anche questa è passata. Sul polso e sull’articolazione del pollice la pelle è tutta rossa, ho qualche crosta sul dorso della mano, dove l’ustione era di terzo grado, in alcuni punti mi sto ancora spellando e, per quest’estate, dovrei evitare l’esposizione diretta al sole, e mettere una crema a protezione totale e una fascia o un guanto quando sto al’aperto – se poi lo farò sempre, non posso garantirlo. Tutto sommato è andata bene, e sono stata fortunata che lo strofinaccio da cucina fosse ripiegato sulle dita, proteggendole dalla zuppa bollente, perché altrimenti sarebbe andata molto peggio!

E ora godetevi la storiella, dopo la quale, per qualche tempo, ho comprato pesce già cucinato per Tommy e rinunciato a vari sushi e sashimi – e, a dire la verità, anche ora continuo a preferire i pezzi vegetariani, lasciando quelli con pesce a Tommaso, che ne è ben felice…

Cronache di un'imperfetta cronica
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