Nel post precedente, avevo menzionato che Tommaso era di nuovo sotto gara, e questo era un periodo molto, molto impegnativo: certo, principalmente per lo stesso Tommy… ma anche per Daniele e me!

Infatti, come avevo già scritto in Leaving out all the rest, la storiella a fumetti che avevo realizzato in occasione della prima gara, senza l’impegno, il sostegno, il tempo e il denaro dei genitori, un bambino, per quanto volenteroso e dotato, non può arrivare a certi risultati (io parlavo dello sport, ma vale lo stesso per la scuola e per tutto il resto): se non altro, perché non può ancora andare e tornare da solo dalla palestra.

Tommaso pratica il Kung Fu da quando ha cinque anni e mezzo, e se n’è innamorato fin da subito. Nel settembre scorso, il suo Maestro ha formato una squadra di agonisti e gli ha domandato se voleva farne parte. Come proibirglielo? Al contrario, io ne ero, e continuo ad esserne, estremamente entusiasta. Ho sempre praticato attività fisica, e so che è una valvola di sfogo meravigliosa. Anche ora, che per questioni di tempo mi limito a lunghe camminate con Roddy, quando piove e questi si rifiuta di andare oltre al primo palo per i bisogni e dopo essersi scaricato vuol tornare indietro (guai a bagnarsi troppo le regali zampette), lo riporto a casa e vado a camminare da sola perché, dopo una giornata seduta fra ufficio e disegno, sento proprio il bisogno di muovermi. Inoltre, è un modo per legare con gente che condivide la tua stessa passione e, se poi fai agonismo, anche praticando uno sport individuale, la tua squadra (o squadre) e le esperienze vissute con gli altri componenti ti resteranno sempre nel cuore. Infine, da adolescente, se sai di avere una competizione alla domenica, al sabato sera ci pensi due volte prima di fare troppi stravizi, definiamoli così – ma a questo, con Tommy, abbiamo tempo per pensarci.

Comunque, da otto che erano all’inizio, dopo il primo mese – vuoi perché non ne erano del tutto convinti, vuoi perché è mancato l’appoggio dei genitori – due agonisti si sono ritirati, e i sei rimasti, tre maschi e tre femmine, hanno formato un bellissimo gruppo. E alla prima gara, lo scorso 15 gennaio a Modena, la nuova squadra Drago Volante si è fatta subito notare: medaglia d’oro nella categoria Libera-Bambini-Maschile per Tommaso, alias Drago di Ghiaccio (i bambini si sono dati il nome di battaglia dai colori delle loro divise, assegnati dal Maestro in base ad anzianità, esperienza, preparazione e temperamento, ed io mi servirò di questi nomi invece di quelli reali, per ragioni di privacy, come nella precedente storiella a loro dedicata, dove li avevo anche disegnati, riproducendone i tratti salienti ma stilizzandoli in modo che non fossero riconoscibili se non da se stessi e dai genitori. Quando si tratta di bambini, non si sa mai!), e quarto posto per Drago di Fuoco; oro e argento nella categoria Libera-Bambini-Femminile per Drago di Luce e Drago della Terra, ed oro nelle categoria Libera-Esordienti-Maschile e Femminile rispettivamente per Drago dell’Oscurità e Drago dell’Acqua.

Chi si sarebbe mai aspettato un risultato del genere, considerato che, incredibile ma vero, in Italia esistono parecchie scuole di Kung Fu, e i nostri ragazzi gareggiavano per la prima volta contro atleti della loro stessa età già abituati alle competizioni?

Per questa seconda gara, che si è svolta a Nonantola, il Maestro ha deciso di mantenere la stessa “forma” (per i non esperti, è il termine che definisce l’esercizio da eseguire: a prima vista può sembrare simile a una coreografia di ginnastica artistica, ma i movimenti sono volti al combattimento contro avversari, che possono essere immaginari nelle forme in solitaria, e reali nelle forme eseguite da più atleti, i quali fingono di combattere ma in realtà non si torcono un capello, per cui servono anche doti recitative ed interpretative), a mani nude in stile moderno, perfezionandola e limando tutte le sbavature dei suoi allievi: si trattava di confermare e, se possibile, migliorare, il risultato ottenuto a Modena. Sicché, ha davvero massacrato i suoi atleti, spingendoli al limite – e lo so bene, perché ho presenziato a diversi allenamenti, in quanto il Maestro stesso incoraggia noi genitori  in questo senso, per abituare i ragazzi ad avere un pubblico.

Li ha massacrati… tuttavia, sa farsi amare, perché i ragazzini lo adorano, Tommy in primis. Lo capisco: anche la cara Suor Leopolda, la mia insegnante di lettere e storia di prima superiore, mi massacrava, pretendeva tanto da me, perché sapeva che potevo darlo, ed io me ne sentivo a un tempo seccata e lusingata: seccata perché con lei mi sentivo sempre in trincea, ma lusingata dalla fiducia che riponeva nelle mie qualità di scrittrice. Tanto che, all’inizio della seconda classe, quando ormai la mia insegnante era un’altra (altrettanto eccezionale, devo riconoscerlo), le regalai il diario che ci aveva obbligati a tenere giornalmente durante l’anno e le vacanze estive, al fine di allenarci a scrivere, il quale per me era un secondo diario, sicché già da tempo ne tenevo uno segreto: in pratica, consideravo quello di Suor Leopolda la versione definitiva, scritta in un italiano migliore, nonché epurata dalle questioni più intime, del mio personale.

Comunque, questa volta è stata dura. I ragazzi si sono allenati un sacco, il Maestro sembrava quasi pretendere da loro l’impossibile, mentre noi genitori abbiamo presenziato il più possibile.

E il giorno della gara, domenica 15 aprile, eravamo tutti tesissimi, anche perché i partecipanti erano molti di più della volta precedente.

Malgrado ciò, la squadra, questa volta, per dirla terra terra, ha spaccato. Punto.

Categoria Libera-Bambini-Maschile: Tommaso, Drago di Ghiaccio, primo con punteggio di 8,50, il più alto ottenuto in tutte le categorie a mani nude maschili; e Drago di Fuoco questa volta si è fatto onore con grinta, arrivando secondo.

Categoria Libera-Esordienti-Maschile: primo, Drago dell’Oscurità.

Categoria Libera-Bambini-Femminile: tripletta delle nostre: prima, Drago dell’Acqua (passata, per età, in questa categoria); seconda, Drago della Terra; terza, Drago di Luce.

In aggiunta, come gradito bonus, i complimenti di un talent scout della Federazione Italiana Kung Fu alla squadra ed al Maestro. Il quale, bisogna dirlo, se li merita tutti: i suoi sei agonisti si distinguono nettamente da quelli delle altre squadre per la difficoltà e la durata delle loro forme, nonché per la perfezione con la quale le eseguono. Considero una fortuna ed un onore avere trovato un Maestro tanto appassionato e competente, seppur tanto giovane – ai nostri giorni, ci sono pochi uomini della sua età degni di essere definiti tali; anzi, spesso, ci sono davvero ragazzi di cinquant’anni, come correttamente si autodefiniscono. Lui, invece, a nemmeno trent’anni, è un uomo, e che uomo, e che Maestro – potrebbe quasi essere mio figlio, e ne sarei oltremodo orgogliosa. E non è per sviolinare, è la pura verità: sono la prima che, piuttosto che fare un complimento falso, dico le cose come stanno, nude e crude. Daniele mi rimprovera di essere troppo diretta, addirittura brutale a volte, ma mi comporto semplicemente come mi piace che gli altri facciano con me: al massimo, quando so di avere a che fare con persone che non reggerebbero la verità nemmeno se edulcorata a dovere, taccio pietosamente. In ogni caso, i nostri ragazzi hanno avuto una grandissima fortuna a trovare un uomo e un Maestro del genere, e i genitori degli altri allievi non possono che confermare.

Anch’io, questa volta, ero tesa. L’altra volta, erroneamente, davo per scontato che nessuno dei ragazzi potesse arrivare a medaglia e, proprio per questo, ero tranquilla. Questa volta, ho presenziato ancora più spesso agli allenamenti (i pasti pronti e i surgelati mi sono stati mooooolto di aiuto, l’ammetto), e il Maestro ha davvero rivoltato Tommaso come un calzino, spremendolo più degli altri, proprio come Suor Leopolda faceva con me. Ora, io sono io, e a quel tempo avevo tredici, quattordici anni; Tommaso è Tommaso, ed è un ragazzino di nove. So che ama il Kung Fu, so che adora il suo Maestro ma temevo che, malgrado la cocciutaggine che ci accomuna, valutasse la possibilità di mollare, non comprendendo perché il Maestro si accaniva su di lui più che sugli altri. Una sera che era particolarmente demoralizzato, gli ho raccontato del mio rapporto con Suor Leopolda, e ho cercato di spiegargli i motivi dell’accanimento del Maestro: consapevole che Tommaso è l’allievo più anziano e, forse, il migliore e più dotato, vuole che esprima tutte le sue potenzialità a partire dagli allenamenti – cosa che talvolta non fa, vuoi per carattere, vuoi perché non sempre si è al meglio, vuoi perché, insomma, è pur sempre un bambino di neanche nove anni, e nemmeno un professionista adulto riesce a dare sempre tutto se stesso, specialmente negli allenamenti, in particolare quando, da cinque mesi, ripete sempre la stessa, solita, consueta, invariabile forma che ormai gli esce non solo dagli occhi ma anche da tutti gli altri orifizi, per la bellezza di un’ora e mezzo tre volte alla settimana (esclusa la mezz’ora iniziale di stretching e potenziamento e i cinque minuti finali di decompressione, ma insomma, avete capito) e, negli ultimi quindici giorni, anche cinque volte, di cui due per due ore e mezzo.

E Tommaso l’ha capito, dimostrando una precoce maturità, che non credevo possibile in un ragazzino della sua età. E ha agito di conseguenza, impegnandosi negli allenamenti malgrado la stanchezza, la noia di ripetere la stessa forma fino allo sfinimento, i rimbrotti del Maestro e la frustrazione che ne derivava.

E in gara, ha dato tutto quello che aveva. Eccome. Proprio come la volta scorsa, come succede agli eroi degli anime giapponesi e non solo, da spilungone dinoccolato, tutto mani e piedi, con l’espressione sempre smaronata e il portamento un po’ curvo e trasandato (come il mio quando non mi alleno, derivante dall’insana abitudine che abbiamo entrambi di stare col naso appiccicato al foglio quando disegniamo), che spesso fa lo sciocco imitando i movimenti dei rappers americani, si è trasformato nuovamente nel Drago di Ghiaccio: freddo, risoluto, agile e potente, petto in fuori e spalle dritte, camminata sicura e decisa. Ha tentennato appena un paio di volte, impercettibili, a causa della pedana che era in quel tessuto tipo moquette su cui non si scivola nemmeno a piangere in turco (quando loro sono abituati ad allenarsi sul legno dove si scivola che è un piacere, ma entrambi portano vantaggi e svantaggi e, con l’esperienza, impareranno ad abituarsi ai diversi tipi di pavimentazione), ma per il resto è stato impeccabile: confrontando i video girati da Daniele, la prestazione di Modena di tre mesi fa, comunque da medaglia d’oro, sembra una passabile malacopia.

Per ora, il Maestro, soddisfatto, ha decretato basta gare, stop con la famigerata forma e, per qualche tempo, con le mani nude: approfittando del fatto che, con la bella stagione, ci si può allenare all’aperto a debita distanza di sicurezza, ché nessuno si faccia male e ci rimetta un occhio, vuole introdurli al bastone e alla sciabola per poter, l’anno prossimo, partecipare alle competizioni anche con almeno una di queste specialità.

E ora beccatevi la foto degli scarabocchi (sono proprio scarabocchi ma, comprendetemi, non sempre si può fare il disegnino bellino; inoltre, nel mio blocco degli schizzi materiale mi sento autorizzata a far quello che mi pare, in base a come mi sento e alla voglia che ho di sperimentare) che, insieme a due righe, domenica sera non ho potuto impedirmi di buttare giù sul mio inseparabile moleskine con la mia consueta penna giapponese, malgrado la stanchezza nonché… beh, guardate, leggete e capirete!

Scarabocchi dal moleskine

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