Eh già, una nuova sfida: disegnare robots, io che come soggetti preferiti ho la figura umana e la natura.

Mi era già capitato quando Tommy era piccolo: gli disegnavo i personaggi dei cartoni animati che amava, fra i quali vari mostri e robots, per farglieli colorare; oppure, li disegnavo “a pezzi”, suddivisi nelle giunture, su un foglio di cartoncino spesso, per poi ripassarli a pennarello o china, colorarli, ritagliarli e collegarli tramite fermacampioni per ottenerne delle bamboline, come facevo io da bambina/ragazzina quando era molto ma molto difficile che per ogni serie animata di successo o meno venisse prodotto un infinito (ed esagerato) merchandising, figures incluse.

In realtà, l’ho già scritto, era una scusa per tornare a disegnare dopo una lunga pausa e, riguardandoli, devo ammettere che i risultati non erano sempre dei migliori: passi per i mostri, ma i robots sono troppo schematici per i miei gusti, io amo disegnare in modo più libero – sebbene, in fin dei conti, anche per la figura umana e la natura ci si debba attenere a delle regole imprescindibili, se non si vogliono prendere delle cantonate pazzesche.

Bene, questa volta mi sono cimentata nei tre “robottoni” storici di Go Nagai: Mazinga Z, il Grande Mazinga e Goldrake.

Non è stata un’idea mia, anzi: ero già al lavoro su una storiella per il mio diario a fumetti. Poi… beh, fondamentalmente, a quasi quarantatre anni, io sono ancora un po’ nerd e, oltre a preferire una domenica in giardino a disegnare ad una domenica ad arrostirmi in spiaggia (come oggi, che Daniele e Tommaso sono andati con il Drago di Luce e sua madre), ogni tanto mi compro oggettistica da nerd. Come la figure di Ranma 1/2 in versione femminile (quella maschile non era più disponibile), tutta snodata, completa di teiera, bastone, sciabola, mani in svariate posizioni  e ben quattro visi con diverse espressioni , scovata nella fumetteria di Lugo a un prezzo stracciato.

Sono affezionata all’anime di Ranma 1/2, che trasmettevano all’ora di cena su di una rete televisiva locale, quando ero una neosposa che spesso si trovava da sola in quanto suo marito faceva ancora i turni. E allora, via con l’acquisto, con gran divertimento di Tommy, che mi derideva per il fatto di essere più nerd di lui.

Problema: il giorno stesso dell’acquisto, togliendola dalla vetrinetta per cambiarle posizione, mi è scivolata dalle mani – sono una nerd maledettamente maldestra, lo so. Ed è caduta su un piede, che si è schiantato proprio nell’articolazione della caviglia – come sono fragili, questi oggetti!

Con il caro vecchio Attak non si attaccava, era troppo piccola (e il caro vecchio Attak non è più quello di un tempo, che se non facevi attenzione ti attaccavi anche le dita e per separarle ci voleva la lametta, come accadde a mio padre); così, a malincuore, l’ho aggiustata con lo scotch, e che mi servisse di lezione per la mia pasticcionaggine. Per sbollire la frustrazione, mentre Tommy giustamente mi rimproverava, l’ho pure disegnata sul mio Moleskine, con scotch e tutto; io sono brava nell’aggiustare le cose, l’aver avuto una sorella più piccola distruttrice di giocattoli ha contribuito a sviluppare questa mia capacità, ma il rattoppo era visibile da una persona miope alla distanza di cinquanta metri, se non di più.

Senonché, fra i moltissimi colleghi di mio marito c’è un trentenne, nerd molto più di me, appassionato di manga, anime, fumetti, giochi di ruolo, abilissimo pittore di miniature. E Daniele l’ha chiamato e gli ha domandato se, per caso, aveva un adesivo speciale o comunque una soluzione per rimediare al mio pasticcio.

Miracolo: dopo un giorno, la mia Ranma mi è tornata indietro, con l’articolazione addirittura sostituita: bianca anziché color carne, ma chissenefrega, a confronto della mia medicazione con lo scotch? Al massimo, se ne ho voglia, la coloro da me.

Per inciso: Dio solo sa come fa quel ragazzo ad avere avuto il ricambio di quell’articolazione, dal momento esistono un’infinità di modelli e dimensioni di figures.

Ma tant’è: lui non ha voluto niente. Voglio dire, niente compenso monetario, e sì che ha regalato a Tommy diversi Lego ormai introvabili del Signore degli Anelli, una figure rara di una serie moderna di Mazinga, un disegno originale di Cancro dei Cavalieri dello Zodiaco realizzato a Lucca da una fumettista famosa, ed ha offerto a Daniele a un prezzo simbolico la figure di Minerva X, da affiancare a quella già in mio possesso di Venus Alfa – come potevo non avere Venus Alfa nella mia piccola nerd-vetrinetta?

E allora, l’abbiamo invitato per una pizza e, dato che gli piace un sacco Mazinga Z, ho voluto ricompensarlo con un disegno. Ma siccome a me piaceva più di tutti il Grande Mazinga, ho pensato di aggiungere anche questo. E come, allora, non inserire nel disegno anche l’ultimo della trilogia, Goldrake, Grendizer, o Atlas Ufo Robot, come lo si voglia chiamare?

E’ stata una fatica; anche perché, quando avevo terminato i contorni e mi accingevo a procedere con i neri, a Tommy è scoppiato un palloncino pieno d’acqua proprio vicino a me, con le immaginabili conseguenze: fosse stato un disegno da scannerizzare, avrei potuto rimediare con paint, ma un disegno originale rovinato da schizzi d’acqua non è consegnabile né regalabile, punto. Inutile che stia a raccontare la mia incazzatura, ma ho trovato comunque il modo per non rifare tutto ex-novo: con la Kyocera dell’ufficio (la mia stampante-scanner non mi permette di schiarire o scurire le copie, né di utilizzare fogli più spessi di 100 g/m2), ho fotocopiato il disegno su un foglio come quello utilizzato per l’originale, schiarendolo al massimo, in modo che potessi ripartire con l’inchiostrazione senza dover rifare le matite. Tuttavia, è stato anche divertente disegnare qualcosa di diverso dal solito, tanto che ora mi è venuta una mezza voglia di disegnare anche una trilogia Afrodite A-Venus Alfa-Minerva X. Spero si veda, e spero che il ragazzo in questione l’apprezzerà, quando andremo a mangiarci una pizza tutti insieme!

Ovviamente, la scansione che segue contiene solo la mia firma: la dedica è per lui, e non avevo voglia di mostrarla in questa sede. Inoltre… beh, gli esperti – e pignoli – obietteranno che le lame sulle spalle di Goldrake sono quelle che formano l’alabarda che tiene in mano, ma io, poco amante di questa serie, l’ignoravo, e me ne sono accorta soltanto a disegno finito (durante la lavorazione, mentre cercavo i riferimenti visivi su internet, mi sono scioccamente chiesta come mai a volte Goldrake era disegnato con le lame, a volte no; ma esistono talmente tante serie e versioni di questi robots che credevo fosse una semplice variante sul tema): spero che il ragazzo a cui è destinato, che sicuramente ne è al corrente, me lo perdonerà e l’accetterà come licenza artistica!

Mazinga Z, Grande Mazinga, Goldrake - illustrazione a china

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